Ribilanciare il portafoglio - Studio Rocchi Ghilardi Nuti
Come ribilanciare il portafoglio, quando farlo, con che frequenza e secondo quale logica sono alcune delle domande a cui bisogna dare una risposta nel momento in cui si definisce una strategia di asset allocation. Vediamo di analizzare gli effetti che diversi metodi di ribilanciamento hanno sulla performance del portafoglio e sul turnover dello stesso.
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Ribilanciare il portafoglio

Ribilanciamento asset allocation

Ribilanciare il portafoglio

Ribilanciare il portafoglio

 

Come ribilanciare il portafoglio, quando farlo, con che frequenza e secondo quale logica sono alcune delle domande a cui bisogna dare una risposta nel momento in cui si definisce una strategia di asset allocation.

Vediamo di analizzare gli effetti che diversi metodi di ribilanciamento hanno sulla performance del portafoglio e sul turnover dello stesso (quest’ultimo aspetto in particolare viene considerato di rado, ma ha un impatto non indifferente sui costi di negoziazione e potenzialmente anche dal punto di vista fiscale). I metodi di ribilanciamento più utilizzati sono:

  • Periodico: si riportano i pesi degli assets in portafoglio al loro valore predefinito ogni mese/trimestre/anno
  • Al raggiungimento di una certa percentuale di scostamento dal valore predefinito di ogni asset class
  • Parziale al raggiungimento di una certa percentuale di scostamento dal valore predefinito di ogni asset class

 

Ribilanciamento periodico

 

Per semplicità immaginiamo di volere un portafoglio composto per metà da azioni e per metà da obbligazioni.

Nella parte alta del grafico si vedono evidenziate da colori diversi le linee che corrispondono alla performance di portafogli ribilanciati con cadenza diversa.

Ribilanciamento performance

Chiaramente a periodicità diverse di ribilanciamento corrisponde una maggiore o minore aderenza della composizione del portafoglio alla nostra allocation di partenza (che in questo caso abbiamo ipotizzato essere 50%-50%). Più è frequente il ribilanciamento, più vicina al proprio benchmark rimane l’asset allocation effettiva: nel grafico che segue notiamo nella parte superiore il “buy & hold” che vede la parte azionaria arrivare oltre il 60% e quella obbligazionaria sotto il 40%, nella parte inferiore gli scostamenti minimi indotti da aggiustamenti mensili.

Ribilanciamento asset allocation

Quanto al turnover, come è logico aspettarsi è pari a zero per il portafoglio “buy & hold” e sale in funzione della maggior frequenza di ribilanciamento per arrivare al 33% annuo nel caso di aggiustamenti mensili.

Turnover medio annuo portafoglio

Volendo scendere più nel dettaglio, possiamo chiederci -nel caso dei ribilanciamenti annuali- quale sia (stato) il mese migliore per fare le nostre modifiche. Coerentemente con il detto “sell in may and go away”, vendere nei primi mesi dell’anno la maggior performance accumulata dall’azionario è stata sino ad oggi la scelta migliore:

Mese migliore ribilanciamento annuo

Questo per quanto riguarda i ribilanciamenti a periodicità fissa. E se preferissimo apportare i nostri aggiustamenti non in funzione dello scorrere del tempo, ma dell’ampiezza dei movimenti dei mercati sottostanti, ovvero di quanto i pesi si discostano dal nostro benchmark di asset allocation?

 

Ribilanciamento in funzione dello scostamento

 

Il ribilanciamento operato sullo stesso portafoglio dell’esempio precedente -metà azioni e metà obbligazioni- adottato però al superamento di uno scostamento del 5%, riportando i pesi a benchmark o a metà strada (smart5.half) conduce a risultati in linea con la prima metodologia, a fronte però di un turnover inferiore:

Ribilanciamento a soglia

Turnover ribilanciamento a soglia

 

 

 

Fonte:

Articolo tradotto aggiornato e modificato sulla base di “Backtesting Rebalancing methods” di Michael Kapler.

 

 

 

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