CAPE: Cyclically Adjusted PE - Studio Rocchi Ghilardi Nuti
Il CAPE, acronimo di Cyclically Adjusted Price Earnings, è una della misure più utilizzate per stimare la valutazione dei mercati azionari. Non ha finalità predittive di breve termine, ma è particolarmente utile per costruire aspettite di rendimento che siano adeguate nel medio/lungo termine.
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CAPE: Cyclically Adjusted PE

Shiller CAPE 2017 SP500

CAPE: Cyclically Adjusted PE

CAPE: Cyclically Adjusted Price Earnings

 

Se siete soliti seguire la finanza, avrete sentito parlare di sicuro del CAPE (acronimo di Cyclically Adjusted Price Earnings): se invece è un termine che vi suona nuovo, sappiate che si tratta di uno dei più utilizzati criteri di valutazione dei mercati azionari in una prospettiva di medio/lungo termine.

Nell’ultimo secolo il rendimento reale del mercato azionario Usa (l’indice SP500 per intenderci) è stato pari a circa il 7% annuo. Di fronte a performance di questa ampiezza, qual è la necessità di studiare e sviluppare dei modelli di valutazione? Non è sufficiente comprare e attendere? La risposta è semplice e negativa: la performance è sempre accompagnata dal rischio. E molte persone, anzi la maggior parte degli investitori, non sono in grado di sopportare psicologicamente le oscillazioni che di frequente spazzano i mercati azionari. Allora, piuttosto che agire d’impulso e trascinati dall’emotività (comprare ai massimi e vendere ai minimi), ha senso appoggiarsi a modelli che siano in grado di indicare quanto sono cari i mercati in un dato momento, e da ciò dedurre attese di rendimento coerenti e indicazioni sulla sopportabilità dei rischi ad essi connessi.

Tra i primi a porsi queste domande furono Campbell e Shiller, che negli anni ’80 si resero conto dell’inutilità del rapporto Price/Earnings (PE), tanto abusato per la sua semplicità quanto inutile a fini predittivi. Infatti il PE soffre di due grandi limitazioni: in primo luogo gli utili aziendali (gli “earnings”) sono molto volatili nel tempo e pressoché impossibili da predire; inoltre, per come è costruito sembra molto poco attraente nei periodi di crisi, quando gli utili aziendali sono bassi (e si presentano invece le migliori opportunità d’investimento).

Sulla falsariga di quanto dedotto da Graham e Dodd nei primi anni ’30, che arrivarono a consigliare una media degli utili relativa agli ultimi 7/10 anni per calcolare il PE -in modo da comprendere più di un earnings cycle- Campbell e Shiller svilupparono allora il CAPE.

 

Relazione tra CAPE e rendimenti degli anni successivi

Un alto valore del CAPE indica bassi ritorni attesi; viceversa un investimento realizzato in presenza di un CAPE che si collochi a valori bassi, produce in genere rendimenti al di sopra della media nel medio/lungo termine. La relazione tra CAPE e rendimenti futuri non è visibile solo sullo SP500, ma vale anche a livello di settori e per i mercati azionari internazionali ed emergenti.

Nella tabella che segue viene evidenziata la relazione tra basso CAPE di partenza e alti rendimenti (nelle colonne a sinistra), rispetto alla situazione di alto CAPE e basso ritorno successivo (a destra):

CAPE e rendimento atteso

Fonte: StarCapital

 

Relazione tra CAPE e oscillazioni (drawdowns) degli anni successivi

Anche l’ampiezza delle oscillazioni subite dai mercati è stata in passato direttamente proporzionale al valore di partenza del CAPE.

Nel grafico qui sotto, la relazione tra CAPE al momento dell’investimento e massima perdita subita nel corso degli anni successivi:

CAPE e drawdown

Fonte: StarCapital

CAPE della borsa Usa: dove siamo oggi

Da fine ‘800 il valore del CAPE è stato maggiore (dunque indicatore di maggior rischio) di quello attuale solo nel corso della fase finale della bolla internet.

Qui di seguito il valore attuale del CAPE sul mercato Usa (SP500):

Shiller CAPE 2017 SP500