Permanent Portfolio - Studio Rocchi Ghilardi Nuti
Il permanent portfolio è un portafoglio di lungo periodo ideato da Harry Browne, che si basa su un'asset allocation semplice e con ottimi risultati.
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Permanent Portfolio

Performance storica permanent portfolio

Permanent Portfolio

Permanent portfolio

 

Il Permanent Portfolio -o portafoglio perfetto- è un portafoglio di lungo periodo che si basa su un’asset allocation estremamente semplice da capire e da realizzare. Proprio la sua semplicità, accoppiata agli ottimi risultati ottenuti nel corso degli ultimi decenni, ne fanno uno degli strumenti migliori a disposizione di qualunque investitore.
Il suo ideatore è stato Harry Browne, che ne descrisse le caratteristiche negli anni ’80. Il concetto su cui si basa è molto chiaro: fare previsioni è complicato e spesso inutile. Prendiamo allora atto di ciò, e cerchiamo di mettere nel nostro portafoglio delle asset class che possano produrre buone performance a prescindere dalle condizioni macroeconomiche che si realizzeranno. Che l’inflazione sia più alta o più bassa delle attese, e che la crescita sia migliore o peggiore di quanto oggi incorporato dai mercati, non è determinabile a priori. Il nostro obiettivo diventa avere comunque qualcosa che in ciascuna di queste situazioni possa produrre rendimento e abbassare le oscillazioni complessive.

 

Le asset class

Le asset class che vanno a comporre il permanent portfolio sono tali da far sì che in ogni condizione macroeconomica, almeno una avrà performance in grado di compensare l’andamento di quelle in trend negativo. Parliamo dunque di:

  • Azioni
  • Oro
  • Titoli di Stato a lungo termine
  • Liquidità

 

Le azioni sono favorite nei periodi di espansione; l’oro quando c’è inflazione, i Titoli di Stato nei momenti di recessione e la liquidità -periodi di depressione economica a parte- è idonea ad attenuare le oscillazioni complessive del portafoglio. Il tutto ribilanciato una volta all’anno, con il minimo sforzo e coinvolgimento emotivo, e bassi costi di transazione.
Questa asset allocation -oltre ad essere semplice- è anche efficace: infatti la decorrelazione tra questi assets li rende per definizione obiettivo dei flussi in uscita dagli investimenti che in un dato momento sono penalizzati dal mercato. Quando gli investitori escono -per esempio- dal mercato azionario, investono il ricavato delle vendite in altri assets che sono giocoforza collegati agli altri tre.

 

La performance

Dal 1978 ad oggi le performance sono queste:

Performance storica permanent portfolio

Come si vede nei riquadri evidenziati, una performance ottima, ottenuta su un periodo estremamente lungo (40 anni), con bassissimi costi di negoziazione e soprattutto con un drawdown molto contenuto. E’ vero che un portafoglio bilanciato avrebbe guadagnato di più nello stesso periodo, ma a fronte di oscillazioni molto più difficili da sopportare.

 

Pro e contro

Il primo punto di forza sono chiaramente i risultati: molto positivi, e per di più ottenuti in un periodo lungo, che ha visto susseguirsi condizioni macroeconomiche completamente differenti. Oltre ai risultati, la bassa volatilità: che aiuta a restare coerenti con il proprio piano d’investimento e riduce l’impatto delle decisioni prese d’impulso. E infine l’esistenza di regole semplici e predeterminate, che -ancora una volta- riducono il margine d’intervento e d’errore insito nei frequenti tentativi di “ottenere di più”.

Il “contro” principale risiede nei bassi tassi d’interesse attuali, e nella relativa “sopravvalutazione” della borsa Usa: difficile si possano ottenere nel medio periodo rendimenti medi per asset class allineati al mezzo secolo precedente, come quelli evidenziati nella tabella che segue:

scomposizione performance permanent portfolio